Il Diritto della Blockchain

La cosiddetta blockchain è un ledger (libro-mastro) digitale che registra transazioni e funziona in maniera decentralizzata grazie ad un controllo peer-to-peer da parte degli stessi utenti.

La blockchain (lett. catena di blocchi) funziona registrando una serie di informazioni in singoli “blocchi” di dati chiusi con crittografia.

Il sistema lega inoltre a doppio filo le chiavi di HASH (una funzione di pochi byte che riconduce con sicurezza ad un file) di un blocco a quello successivo, rafforzando quindi progressivamente la catena ogni volta che viene aggiunto un nuovo blocco.

Le informazioni contenute nella blockchain sono quindi liberamente accessibili, sicure, trasparenti, non necessitano di un’autorità centrale che ne curi il controllo e superano i confini delle singole nazioni.

Attualmente un sistema blockchain regista tutte le transazioni in bitcoin nonché ulteriori tipologie di operazioni su sue sezioni “specializzate” (cd. sidechain).

Sebbene quella che muove bitcoin sia la prima blockchain di largo utilizzo e la più nota al grande pubblico, oggi esistono diverse blockchain ed anzi l’interesse degli investitori e degli start-upper si concentra ormai più sul sistema che muove i bitcoin (appunto la blockchain) piuttosto che sulla criptovaluta più nota al mondo.

Se il sistema Bitcoin utilizza la blockchain per muovere la sua valuta e registrare in trasparenza e senza necessità di un’autorità centrale le transazioni, ci si è resi conto che la stessa tecnologia può essere utilizzata a molteplici fini e garantire un sistema sicuro, trasparente e decentralizzato per gestire le più diverse operazioni.

Di recente il sistema blockchain ha infatti attirato l’interesse di grandi gruppi bancari, che si sono riuniti nel Consorzio R3, cui ha recentemente (il 28 ottobre 2015) aderito anche Unicredit, seguita a stretto giro da Banca Intesa (che ha aderito il 17 dicembre 2015).

Connesso a questo progetto è il Post-Trade Distributed Ledger Group che si propone di utilizzare sistemi di tipo blockchain nei processi di finalizzazione degli accordi finanziari consentendo una gestione digitale del trasferimento delle proprietà dei titoli scambiati.

Il sistema bancario guarda quindi alla struttura blockchain per rendere più sicure ed efficaci le transazioni internazionali, ma le direttive di sviluppo sono molto più ampie e variegate.

Un sistema sul modello della blockchain può infatti essere utilizzato non solamente per registrare titoli e trasferimenti di proprietà, ma anche per registrare altre tipologie di diritti, ad esempio quelli di proprietà intellettuale o di proprietà immobiliare, in un sistema anti-fragile, accessibile, economico e sicuro.

Si segnalano ad esempio:

– la piattaforma Hyper Ledger, promossa dalla Linux Foundation nel 2016 con l’intento di far progredire la tecnologia blockchain per utilizzi slegati da quello delle transazioni finanziarie;

– la piattaforma Storj.io che propone di utilizzare la blockchain come strumento di archiviazione file sicuro e affidabile nel tempo;

– la start-up Factom che si propone di impiegare la tecnologia blockchain per garantire sicurezza e trasparenza alle procedure elettorali;

– la start-up Bitnation che permette di includere nella blockchain dati personali creando così una “carta d’identità digitale” slegata dalle dinamiche delle singole nazioni, sempre reperibile e non alterabile;

– la piattaforma Namecoin che consente di registrare DNS sulla blockchain. Il dominio diviene quindi accessibile proprio tramite la blockchain (che non può essere oscurata in tutti i suoi nodi) con la conseguenza che nessuno può oscurare o o bloccare il sito, superando quindi la censura;

– la piattaforma Proofofesistence che consente di registrare l’esistenza di un dato documento in un dato momento registrandolo sulla blockchain;

All’ampliamento degli utilizzi della blockchain aumentano però i problemi di tipo giuridico che questo sistema porta con sé.

Riprendendo alcuni degli esempi che precedono è agevole intuire che, senza una norma che la legittimi, una “carta d’identità digitale” ha poco valore e che senza una norma processuale che ne consenta l’utilizzo una prova d’esistenza registrata su blockchain non è utile per il proprietario del documento.

Il primo incontro/scontro fra un sistema basato su blockchain ed il diritto è quello che ha di recente interessato i bitcoin e fa riferimento al regime fiscale delle criptovalute.

Con sentenza del 22 Ottobre 2015 la Corte di Giustizia della Comunità Europea, decidendo su un caso svedese, ha affermato che le operazioni di cambio valuta effettuate in bitcoin sono prestazioni di servizi IVA esenti.

La sentenza è senz’altro interessante perché supera la concezione, ancora oggi presente in moltissimi stati, che i bitcoin siano proprietà e non monete digitali vere e proprie.

Secondo la Corte infatti le operazioni relative a valute non tradizionali costituiscono operazioni finanziarie in quanto tali valute siano state accettate dalle parti di una transazione quale mezzo di pagamento alternativo ai mezzi di pagamento legali e non abbiano altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento.

Ne consegue l’applicazione dell’art. 135, paragrafo 1, lettera e), della Direttiva Europea in tema di IVA anche alle prestazioni di servizi connesse al cambio di valuta in e da bitcoin.

Gli stessi problemi ora affrontati dalla Corte si presenteranno con sfaccettature molto più complesse una volta che la tecnologia blockchain dovesse trovare applicazione ed essere implementata nel sistema bancario.

La norme in tema di flussi di capitale dovranno essere riscritte e tenere conto della facilità con cui verranno superati i confini delle singole nazioni, adeguando quindi il sistema di tassazione e di controllo sulle transazioni.

Ulteriori problemi legali si presenteranno quando le proprietà intellettuali verranno registrate su ledger distribuiti e trasparenti.

Le attuali norme sulla proprietà intellettuale dovranno necessariamente evolvere in una disciplina dal respiro più internazionale e soprattutto si dovrà passare da un sistema che -come quello attuale- tutela il diritto intellettuale dal punto di vista della persona dell’autore o del licenziatario, ad un sistema che tutela più oggettivamente il bene intellettuale registrato nella blockchain a prescindere da chi aziona la tutela.

Un’implementazione della blockchain nel sistema dei registri immobiliari imporrà una riforma completa della materia e aprirà inedite possibilità di accesso ai dati, che dovranno necessariamente essere regolamentate a livello sovranazionale. Anche il ruolo dei notai dovrà essere innovato anche in considerazione del fatto che la presenza di un titolo sulla blockchain ha il potenziale di sostituire un atto pubblico viste le garanzie che fornisce.

 Sebbene queste ci sembrino realtà distanti, bisogna ricordare che già numerosi stati stanno sperimentando sistemi blockchain per la gestione dei registri immobiliari, tra cui l’Honduras.

Il settore degli smart-contract, in continua evoluzione, si fonda sulla blockchain e potrebbe rendere obsolete numerose norme in tema di inadempimento.

Il settore legale subirà inoltre un’evoluzione rendendo necessario, per il professionista, saper redigere e consigliare contratti che includono, o sono, dei software.

Ulteriori problemi nasceranno con l’implementazione delle successive evoluzioni del modello smart-contract, ovvero software che non solo effettuano un’operazione predeterminati, al verificarsi di un evento predeterminato e verificabile, ma imparano e “decidono” in maniera semi-autonoma, come agire di fronte a determinati accadimenti durante lo svolgimento del contratto (ad esempio gestendo in base al bisogno gli ordini di beni o energia per un’abitazione).

L’utilizzo della blockchain potrà permettere la creazione di inedite forme associative, decentralizzate e finalizzate all’ottenimento di compensi per azioni predeterminate all’interno della blockchain (ad esempio si può pensare ad un’associazione di miner di bitcoin che si organizzano per sommare la loro potenza di calcolo e risolvere gli algoritmi per chiudere i blocchi, ridistribuendo i bitcoin così guadagnati al netto dei costi sostenuti).

È chiaro che la mancanza di un ente centrale cui imputare le responsabilità mette in difficoltà il diritto attuale nel gestire queste forme associative.

Queste sono solamente alcune delle implementazioni possibili per il sistema blockchain e chiaramente quelli evidenziati sono solamente la minima parte die problemi che effettivamente si presenteranno all’avanzare di queste tecnologie.

I ritmi attuali ai quali progredisce la nostra società impongono però di guardare al futuro e di prepararsi, perché quello che oggi pare fantascienza potrebbe presto diventare abitudine senza che nemmeno ci sia dato il tempo di realizzare il cambiamento.

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