Report UE: le criptovalute non fanno gola ai criminali

La Commissione Europea ha emanato lo scorso 26 giugno un report nell’ambito dell’attività di analisi di cui alla Direttiva 2015/849 in tema di riciclaggio e finanziamento al terrorismo.

Nell’ambito di tale analisi la Commissione ha esaminato moltissimi strumenti finanziari e non che potrebbero sovvenzionare attività illecite e, tra questi, non potevano mancare le criptovalute.

L’analisi, resa pubblica lo scorso 4 luglio e qui allegata, contiene un’apprezzabile ridimensionamento dell’incidenza delle monete digitali ne finanziamento di attività criminali.

Il rischio per quanto riguarda l’utilizzo di criptovalute in operazioni di finanziamento al terrorismo o riciclaggio viene infatti definito “moderatamente significativo” dalla Commissione (si tratta dello stesso livello di rischio, per fare un paragone, con cui vengono classificate le assicurazioni sulla vita).

Le buone notizie finiscono qui però perchè il rischio diventa “significativo” quando la commissione esamina la vulnerabilità del sistema e-currency.

In altre parole, sebbene le criptovalute secondo la Commissione non siano appetibili per finanziare attività illecite di gruppi criminali (dato l’elevato tasso tecnico necessario per utilizzarle), il sistema delle criptovalute ha in sé dei punti critici potenzialmente pericolosi, il più importante di questi, a detta della Commissione, è dato dall’assenza di una normativa comunitaria e dei singoli stati sul punto.

Queste le proposte della Commissione per affrontare il problema:

  • inserire gli exchange nella lista dei soggetti sottoposti alla 4AMLD (4th Anti-Money Laundering Directive);
  • istituire un database centralizzato dei soggetti che utilizzano criptovalute;
  • continuare il monitoraggio sull’utilizzo delle criptovalute.
La Commissione, sebbene parta da premesse ineccepibili, finisce per suggerire di regolamentare le criptovalute a livello nazionale ed europeo (operazione difficile e per molti versi dannosa) e torna a proporre misure di contrasto alla criminalità sul tema che tradiscono un sospetto a priori verso gli utilizzatori di monete virtuali.

Ci si augura che, quantomeno, le autorità prevedano una soglia significativa al di sotto della quale non sia necessario collegare un’identità ad un wallet virtuale, per evitare un controllo soffocante di uno strumento che nasce libero e transnazionale.

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