In Cina si pagheranno le tasse sulla Blockchain?

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Il governo cinese ha incluso, già nel 2016, la blockchain tra le tecnologie chiave da implementare in Cina nel tredicesimo piano quinquennale per l’informatizzazione della nazione.

Alla luce di questo avallo governativo, numerose autorità locali cinesi (tra cui quelle di Chengdu e di Huangzhou) hanno sviluppato politiche di incentivazione in favore di questa tecnologia, sviluppando anche poli di ricerca e incubatori a “tema” blockchain.

La Central Bank of China ha anche recentemente testato una propria criptovaluta, con lo scopo di ridurre l’evasione e di garantire l’accesso ad un sistema parabancario ai numerosi cittadini della cina rurale che ancora hanno difficoltà ad accedere ai tradizionali istituti di credito.
Il 13 luglio scorso a queste notizie si è aggiunta quella per cui le autorità cinesi starebbero pensando di quantificare, notificare e riscuotere le tasse tramite blockchain (qui il link all’articolo originale in cinese).
A fare l’annuncio la società MiaoCai Network, una start-up che ha per oggetto sistemi elettronici di tassazione certificata dalla State Administration of Taxation.
Il CEO di MiaoCai in un’intervista ha poi dichiarato che:
Il sistema di tassazione cinese manca di coordinamento e sconta lenti tempi di segnalazione e verifica. Grazie agli impareggiabili vantaggi della tecnologia blockchain, insieme al team GACHAIN, stiamo integrando la finanza con la tassazione, con tutti i vantaggi derivanti dalle capacità di GACHAIN di regolamentare, tracciare e far circolare documenti con estrema facilità [..]”
GACHAIN è quindi la vera chiave di volta che ha acceso l’interesse dell’amministrazione cinese per il progetto.
Si tratta di una blockchain “arricchita”, sviluppata dall’azienda cinese Shenzhen ChainHold Technology Investment CO. (che la sta testando sin dallo scorso ottobre).
In sostanza, GACHAIN si propone di connettere la blockchain al mondo reale, come ha affermato in un’intervista il CEO di ChainHold.
Sempre stando alle parole del CEO, la differenza fra GACHAIN e le blockchain esistite finora risiede nell’algoritmo di Smart Law, che implementa prassi, leggi e regolamenti nella GACHAIN.
In buona sostanza, come si legge sul sito dell’azienda, le amministrazioni potranno implementare i provvedimenti adottati su blockchain, inserendo una serie di tag e informazioni aggiuntive per permettere all’algoritmo di elaborare ed implementare il testo normativo.
GACHAIN è inoltre in grado di gerarchizzare i livelli amministrativi, risolvendo in questo modo eventuali contrasti. Tutti gli smart contract negoziati su GACHAIN sono amministrati dall’algoritmo Smart Law e sviluppati a seconda delle esigenze del singolo ente pubblico che li sottoscrive.
Se da un lato GACHAIN consente di coordinare il processo di decision making dei vari livelli governativi, dall’altro permette un trasparente controllo ai cittadini.

Una blockchain, quindi, “con caratteristiche cinesi”, connessa alla realtà ma anche nel pieno controllo dell’autorità pubblica. Nelle parole del CEO di ChainHold, con GACHAIN la blockchain diventa un affare di Stato.

Avv. Riccardo Berti

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