Bitcoin e obblighi antiriciclaggio, le novità dopo la Direttiva Antiriciclaggio UE e il D.Lgs. 90/17

Il D.Lgs. 90/2017, attuando la IV Direttiva Antiriciclaggio dell’Unione Europea (Direttiva UE 2015/859), ha introdotto nel nostro sistema il concetto di “valuta virtuale” e di “prestatore di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale“.

Il decreto, entrato in vigore lo scorso 14 luglio 2017, è ad oggi l’unica normativa che definisce chiaramente queste due figure. Ad oggi la definizione non è ripresa da ulteriori testi normativi, con la conseguenza che la stessa incide solamente sugli obblighi antiriciclaggio.

Il decreto, intervenendo sul Decreto Legislativo 231/2007 (strumento normativo adottato in attuazione della precedente direttiva 2005/60/CE sempre in tema di antiriciclaggio), inserisce nell’art. 1 del D.Lgs. 231/07 le seguenti definizioni, alle lettere qq) ed ff):

qq) valuta virtuale: la rappresentazione digitale di  valore, non emessa da una banca centrale o da  un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente.

ff) prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale: ogni persona fisica o giuridica che fornisce a terzi, a titolo professionale, servizi funzionali all’utilizzo, allo scambio, alla conservazione di valuta virtuale e alla loro conversione da ovvero in valute aventi corso legale;

Gli interventi sul D.Lgs. 231/07 non si fermano qui ed infatti i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale vengono inseriti nella categoria degli operatori non finanziari, ma solo limitatamente allo svolgimento dell’attività di conversione di valute virtuali da ovvero in valute aventi corso forzoso.

Ulteriori modifiche vengono apportate dal D.Lgs. 90/17 al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141 all’articolo 17-bis (Attività di cambiavalute), dove si dispone che le previsioni ed i requisiti per l’esercizio dell’attività di cambiavalute si applicano anche “ai prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, come definiti nell’articolo 1, comma 2, lettera ff), del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231“, i quali sono altresì tenuti all’iscrizione in una sezione speciale del registro tenuto dall’Organismo degli Agenti e dei Mediatori che raccoglie tutti i soggetti autorizzati ad esercitare l’attività di cambiavalute.

Per il popolamento di tale sezione speciale del registro bisognerà attendere però apposito decreto del Ministro dell’economia e delle Finanze (come dispone l’art. 17 bis co. 8 ter del D.Lgs. 141/10).

La normativa precisa inoltre che la comunicazione ai fini dell’inserimento nel registro, una volta operativa, costituirà condizione essenziale per l’esercizio legale dell’attività da parte dei prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale (l’emanando decreto stabilità altresì le forme di cooperazione fra il MEF e le forze di polizia per interdire l’erogazione dei servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale da parte dei prestatori che non ottemperino all’obbligo di comunicazione).

Il D.Lgs. 90/17 interviene infine sul D.L. 167/90, imponendo agli intermediari finanziari e agli operatori non finanziari di trasmettere all’Autorità i dati anche con riguardo alle operazioni transfrontaliere oltre i 15.000 € avvenute in valuta virtuale.

Il decreto esaminato comporta giro di vite che incide sensibilmente sull’operatività dei c.d, “cambiavalute virtuali” e se da un lato riflette una corretta assimilazione -ai fini antiriciclaggio- fra le operazioni in valuta fiat e quelle in criptovalute, dall’altro lato risente forse dell’immotivato sospetto che queste attività consentano ai soggetti che operano con finalità illecite un più agevole strumento per sfuggire ai controlli governativi.

Avv. Riccardo Berti

 

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