Bitcoin, profili fiscali per i soggetti privati, facciamo chiarezza

Spesso ci si domanda a quali obblighi in termini di imposte e dichiarativi vada incontro il soggetto che investe in bitcoin o altre criptovalute.

Seppure l’argomento sia in continua evoluzione e siano poche le basi su cui fondare un chiarimento ragionato, oggi possiamo affermare che gli operatori oscillano tra tre diverse qualificazioni circa la natura delle cosiddette criptovalute: mezzo di pagamento, commodity (un vero e proprio bene) o security (un obbligazione o titolo rappresentativo di un bene o servizio).

Di fatto le più recenti pronunce e prese di posizione amministrative assimilano le criptovalute a mezzi di pagamento, se non addirittura a vere e proprie valute.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ad esempio, con la sentenza C 264/2014, ha statuito che la valuta virtuale bitcoin non è un bene materiale ed è invece “un mezzo di pagamento utilizzato in maniera corrispondente a mezzi legali di pagamento”.
Precisa la Corte che “La valuta virtuale “bitcoin”, essendo un mezzo di pagamento contrattuale, non può essere considerata, da una parte, né come un conto corrente né come un deposito di fondi, un pagamento o un versamento. D’altra parte, a differenza dai crediti, dagli assegni e dagli altri effetti commerciali, di cui all’articolo 135, paragrafo 1, lettera d), della direttiva IVA, essa costituisce un mezzo di pagamento diretto tra gli operatori che l’accettano”.

Nella stessa direzione l’Agenzia delle Entrate italiana con la Risoluzione 72/E del 2 settembre 2016 che porta ad un livello ulteriore il ragionamento della Corte di Giustizia UE arrivando ad equiparare (nonostante la sentenza citata escluda la possibilità di una simile analogia) le criptovalute alle valute straniere.

Da questa assimilazione possiamo desumere il trattamento fiscale delle criptovalute nel nostro paese.

Le monete straniere non sono infatti sottoposte a dichiarazione e ad imposizione salvo la loro compravendita venga effettuata a fini speculativi e realizzi plusvalenze.

L’articolo 67, comma 1, lett. c-ter), del Testo Unico delle Imposte sui Redditi esclude poi dalla tassazione le plusvalenze qualora la giacenza complessiva di tutti i depositi e conti correnti in valuta intrattenuti sia inferiore a 51.645,69 euro (per superare la soglia è sufficiente che il saldo sia superiore a tale importo per almeno sette giorni lavorativi continui).

In caso di superamento di tale soglia, le plusvalenze eventualmente realizzate saranno tassate al 26% (calcolato sulla differenza tra il corrispettivo della cessione ed il costo della valuta).

Al di sotto della soglia appena vista le plusvalenze generate dalle transazioni di cambio in e da criptovalute non vengono tassate ( va precisato che stiamo parlando di bitcoin e criptovalute assimilabili, ovvero valute digitali decentralizzate liberamente scambiabili: una diversa forma di valuta digitale, pur assimilabile ai bitcoin in alcuni di questi aspetti ma maggiormente vocata alla speculazione, potrebbe infatti esser fatta ricadere dalle autorità nazionali sotto l’alveo degli strumenti finanziari).

Diversamente dall’Italia, negli Stati Uniti la normativa ha dettagliatamente disciplinato la tassazione e gli oneri dichiarativi circa le criptovalute ancora nel 2014, con la Notice 2014-21, dove le criptovalute vengono considerate non come mezzi di pagamento ma piuttosto come commodity, soggette a dichiarazione e tassazione ogniqualvolta generino plusvalenze.

Resta da precisare come spesso il possesso di un portafogli bitcoin passi dalla presenza di un deposito in valuta fiat assimilabile ad un conto corrente presso un paese straniero (deposito che solitamente serve per acquistare valuta digitale dagli exchange).

In presenza di tale deposito saranno dovuti l’IVAFE in misura fissa ove la giacenza media annua superi, presso il medesimo intermediario, il valore di 5.000 euro (è inoltre necessario dichiarare il rapporto se questo raggiunge un valore massimo complessivo durante il periodo impositivo superiore a 15.000 euro a fini di monitoraggio fiscale ex art. 4 D.L. 167/1990).

Nel caso in cui venga superata una delle due soglie appena accennate sussiste l’obbligo di dichiarazione nell’apposito quadro RW della dichiarazione dei redditi.

Avv. Riccardo Berti

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