Italia – Il Ministero dell’Economia lancia il “censimento” dei professionisti delle criptovalute

In data 02 febbraio 2018 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato una bozza di Decreto Ministeriale in tema di valute virtuali.

Il Decreto, in consultazione pubblica fino al prossimo 16 febbraio, trova origine nel D.Lgs. 90 del 2017 in tema di antiriciclaggio, che ha introdotto nel nostro sistema normativo la definizione di valuta virtuale e di prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale.

Il D.Lgs. 90/17 ha altresì previsto l’inclusione di tali prestatori di servizi nel novero degli operatori non finanziari, questo limitatamente allo svolgimento dell’attività di conversione di valute virtuali da ovvero in valute aventi corso forzoso.

Di conseguenza il D.Lgs. citato impone l’iscrizione dei prestatori di servizi in valuta virtuale che effettuano simili attività di conversione in una sezione speciale del registro tenuto dall’Organismo degli Agenti e dei Mediatori che raccoglie tutti i soggetti autorizzati ad esercitare l’attività di cambiavalute, sezione per la cui istituzione (ex art. 17 bis co. 8 ter del D.Lgs. 141/10) si attendeva l’emanazione di un apposito Decreto MEF, decreto che è appunto quello appena pubblicato in bozza.

Come spiega il Ministero è possibile inoltrare osservazioni circa la bozza di decreto entro il 16 febbraio p.v. all’indirizzo email dt.direzione5.ufficio4@tesoro.it.

Come precisa il Ministero anche nel comunicato relativo alla consultazione pubblica del decreto, l’idea dell’amministrazione è quella di procedere in primo luogo ad un “censimento” dei prestatori di servizi in valuta virtuale, per poi procedere ad un (sic) inoltro in massa dei dati raccolti alla Guardia di Finanza e alla Polizia Postale.

Nelle intenzioni del Ministero la fase di raccolta dati è destinata a durare fino al luglio 2018, dopodiché l’Organismo degli Agenti e dei Mediatori avrà 60 giorni per predisporre il registro per i prestatori di servizi in valuta virtuale in cui far iscrivere i soggetti censiti.

Nel proprio comunicato il Ministero ricorda inoltre che i prestatori di servizi relativi alla valuta virtuale sono annoverati “tra i soggetti tenuti all’assolvimento di obblighi di adeguata verifica della clientela e di segnalazione alla UIF (Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia) delle operazioni sospette di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.

Nell’esaminare il decreto desta immediata preoccupazione l’inutile “allargamento” del censimento a categorie professionali che non hanno nulla a che fare con quelle individuate dal D.Lgs. 90/17.

Mentre il D.Lgs. 90/17 sembrava voler imporre l’iscrizione nel registro solamente dei soggetti che svolgono attività di “cambiavalute virtuali” (escludendo quindi ad esempio chi si occupi di gestione di portafogli di investimento in criptovalute, senza curare la fase della conversione da valute fiat a valute virtuali), il D.M. abbozzato dal Ministero perde questa specificazione e sembra voler censire tutti i prestatori di servizi in valuta virtuale.

Non solo, all’art. 2 co. 2 della bozza di DM il Ministero precisa che il censimento coinvolge anche tutti “gli operatori commerciali che accettano le valute virtuali quale corrispettivo di qualsivoglia prestazione avente ad oggetto beni, servizi o altre utilità“, estensione che non trova, a parere di chi scrive, alcuna ragione nella normativa anche tenendo conto che si tratta di un adempimento obbligatorio (pur, ad oggi, non sanzionato).

Affermare che gli operatori commerciali che accettano valute virtuali come forma di pagamento sono dei “prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valute virtuali” è come affermare che chi accetta pagamenti con bancomat è un istituto di credito.

Ci si augura quindi che il percorso di consultazione del decreto consenta di ridimensionare la portata del censimento, facendo cadere quel velo di pregiudizio che sembra indirizzare l’operato del governo, non è pensabile infatti che il semplice “utente” pur professionale dei servizi in valuta virtuale venga coinvolto in un censimento ed in un successivo potenziale inserimento in una sezione speciale del registro dei cambiavalute.

Il “pregiudizio” che muove l’amministrazione, d’altronde, emerge apertis verbis dal comunicato diffuso dal Ministero, con il direttore della Direzione Generale competente in materia di prevenzione dei reati finanziari che parla di censimento del fenomeno delle criptovalute e dei compro-oro, per poi accennare ai rischi di utilizzo per fini illeciti delle sole valute virtuali “quali il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo” (rischi che a quanto pare non sussistono, o non meritano di essere richiamati, con riferimento ai compro-oro!).
 
Avv. Riccardo Berti

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