Presentato in Russia un disegno di legge per normare criptovalute e ICO

Dopo che Vladimir Putin, lo scorso ottobre, ha indicato la data del luglio 2018 quale termine entro cui approvare una legge che disciplini compiutamente il mercato delle criptovalute e delle ICO, sia per i soggetti privati che per le aziende, il Cremlino non ha perso tempo e il Ministero delle Finanze ha pubblicato, il 25 gennaio scorso, un disegno di legge che sarà a breve presentato alla Duma.
Sebbene si stia parlando solamente di un disegno di legge, che verrà presumibilmente modificato nel corso dell’iter legislativo, il suo esame è sicuramente interessante per l’approccio prescelto e per lo sforzo definitorio da parte del governo russo.
Siamo infatti di fronte ad uno tra i primi esempi di normativa che si propone di disciplinare compiutamente il fenomeno delle criptovalute e quello, connesso, delle ICO.
Iniziamo quindi dalle definizioni, con l’art. 2 della proposta di legge che definisce come “asset finanziario digitale” qualsiasi bene in forma elettronica, creato utilizzando strumenti crittografici.
La definizione prosegue affermando che la proprietà del bene è verificata attraverso registrazioni digitali in un libro mastro anch’esso digitale.
La legge precisa poi che anche i token sono considerati asset finanziari digitali.
La definizione è in effetti problematica. Se, come vedremo, la legge si propone di tutelare i consumatori russi, appare inutile limitare la definizione base della normativa, quella appunto di asset finanziazio digitale, sostanzialmente alle sole criptovalute ed ai token, in quanto esistono molte proposte di valute digitali (e si tratta spesso delle meno affidabili) che non si fondano su strumenti crittografici e che dovrebbero quindi, a rigore, essere escluse dalla normativa e dalle sue limitazioni.
Molto meglio sarebbe stato inserire una definizione più ampia di asset finanziario digitale per poi precisare le sottocategorie non esaustive criptovaluta e token.
La legge prosegue poi escludendo (già nelle definizioni) che le criptovalute possano essere considerate valute in Russia.
La normativa prende quindi chiaramente posizione circa la natura di beni finanziari di criptovalute e token.
Fatte queste premesse la legge (art. 4) prosegue riconoscendo il diritto dei cittadini russi che possiedano criptovalute di scambiarle contro altre valute fiat o digitali, ma solamente per il tramite di exchange che rispettino le leggi russe in tema di intermediazione finanziaria (Legge Federale N. 39-FZ 22.04.1996 “Sul mercato dei valori mobiliari”) ovvero che siano società di trading ai sensi della normativa russa (Legge Federale N. 325-FZ 21.11.2011 “Sul trading organizzato”).
Di fatto, i cittadini russi non potranno legittimamente vendere o comprare le loro criptovalute tramite un exchange che non abbia una sede stabile in Russia, con la conseguenza che bitcoin e le altcoin perderanno un poco della loro natura “globale” sul territorio della Federazione.
Ulteriori limitazioni sono previste in tema di wallet, con la proposta di legge che impone in ogni caso, prima di procedere con l’apertura del portafogli digitale, l’identificazione del soggetto che chiede di aprirlo (in accordo con la Legge Federale H. 115-FZ 07.08.2001 “Sul riciclaggio di profitti derivanti da attività criminali e sul finanziamento del terrorismo”).
La legge definisce poi l’attività di mining, affermando che la stessa è un’attività di tipo imprenditoriale, tesa alla creazione di criptovalute e/o alla validazione delle transazioni dietro compenso in criptovalute.
La legge definisce anche separatamente dal miner il c.d. “validatore”, ovvero il soggetto che porta avanti le operazioni per mantenere e popolare il registro digitale delle transazioni di criptovalute, sembra quindi esserci spazio per un’attività di validazione non esercitata in forma imprenditoriale.
La normativa non si occupa poi di disciplinare l’attività di mining sul suolo russo, ma visto lo sforzo fatto nel definire la categoria è facile pensare che questa legge abbia prima o poi un seguito che riguardi appunto i miners.
La proposta di legge contiene poi una delle prime definizioni legali di smart contract, secondo la quale uno smart contract è un contratto in forma elettronica, in cui l’adempimento di diritti ed obbligazioni è ottenuto tramite il trasferimento automatico di asset digitali registrato in un libro mastro distribuito.
Il trasferimento dev’essere predisposto in una rigida e definita sequenza connessa all’avverarsi di determinate circostanze.
La normativa assimila poi la protezione fornita alle parti di uno smart contract a quella fornita alle parti di un contratto concluso con modalità informatiche.

La definizione lascia spazio a qualche perplessità, specie laddove sembra confondere lo smart contract (che ad oggi è un mezzo di esecuzione digitale di un contratto più ampio) con un vero e proprio contratto tanto da assimilarne la protezione a quella garantita nel caso, ben diverso, di contratto “standard” concluso con modalità informatiche.
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La normativa sui token
All’art. 2 della legge un token viene definito come un tipo di asset digitale emesso da una società o da un imprenditore individuale per ottenere dei finanziamenti ed è registrato su un libro mastro digitale.
La definizione non si occupa quindi dell’annosa questione della differenziazione fra utility token e security token, anche se sembra propendere per inserire tutte le tipologie di token nella seconda categoria.
La legge quindi disciplina, all’art. 3, la procedura per l’emissione di un token, che comprende una prima fase di pubblicazione online, seguita da una successiva fase di contrattualizzazione (anche nelle forme dello smart contract).

In particolare la legge pretende che chi emette un token debba pubblicare una serie di informazioni e, precisamente:

– dati dell’emettitore
– dati del registro e del soggetto che lo valida
– dati del soggetto depositario di tutta la documentazione
– i diritti del proprietario del token
– il prezzo di vendita
– le date di inizio e fine dell’operazione
– la procedura di acquisto
– l’avviso sui limiti di vendita agli investitori non professionali
– le regole di funzionamento del registro
– informazioni sul wallet che conterrà i token
La legge prosegue poi affermando che, prima della pubblicazione dell’offerta, con conseguente indicazione di tutte le informazioni appena viste, i token non potranno essere offerti né pubblicizzati in alcun modo ai potenziali acquirenti.
La normativa limita poi le possibilità di investimento in token per gli investitori non professionali (il limite fissato è di 50.000 rubli, pari a circa 900 €).
L’intento del governo russo è quindi quello di irregimentare il mercato delle criptovalute e limitare gli investimenti in ICO, con la finalità dichiarata di proteggerei consumatori, ma con l’effetto sostanziale di limitarne la libertà.

Il percorso per l’approvazione della legge è ancora lungo, ed è presumibile che la legge sarà interessata da numerose innovazioni durante il percorso legislativo, anche se è altrettanto presumibile che l’impianto governativo non muti, specie visti i rigidi tempi dettati da Putin per l’approvazione della legge.

Avv. Riccardo Berti

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