Le osservazioni del Team Ledgerlex alla bozza di DM in tema di criptovalute

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Si trascrive di seguito il testo delle osservazioni presentate dal Team Ledgerlex in relazione alla bozza di DM di cui all’art. 17 bis co. 8 ter del D.Lgs. 141/10, teso a normare l’istituzione di un’apposita sezione speciale del registro tenuto dall’Organismo degli Agenti e dei Mediatori che raccoglie tutti i soggetti autorizzati ad esercitare l’attività di cambiavalute.

La proposta di normativa, come spiegavamo nel nostro precedente contributo, prevede una prima fase di “censimento” di tutti i soggetti che operano in criptovalute (inclusi quindi anche coloro i quali si limitano ad accettare bitcoin o altcoin come mezzo di pagamento), quindi l’istituzione del registro con obbligo di iscrizione dei “prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale” (non è chiaro, dal contenuto della bozza di DM, se tra questi prestatori di servizi debbano esser fatti rientrare tutti i soggetti censiti ed in particolare coloro i quali si limitano ad accettare bitcoin o altcoin come mezzo di pagamento).

Nelle osservazioni segnaliamo l’opportunità di una ragionata selezione degli operatori da iscrivere nel registro e denunciamo i pregiudizi che sembrano muovere il governo in questa delicata materia.

 

Spett.le
Ministero dell’Economia e delle Finanze
Dipartimento del Tesoro

A MEZZO EMAIL: DT.DIREZIONE5.UFFICIO4@TESORO.IT

Oggetto:
Osservazioni alla Bozza di DM di cui all’art. 17 bis co. 8 ter del D.Lgs. 141/10

Spett.le Ministero,
inviamo la presente nella nostra veste di componenti della Commissione Informatica presso l’Ordine degli Avvocati di Verona, nonché nella nostra veste di studiosi della tematica blockchain e criptovalute, in relazione alla consultazione pubblica relativa alla bozza di DM in oggetto.
Come precisa il Ministero, il DM emanato è quello cui fa riferimento l’art. 17 bis co. 8 ter del D.Lgs. 141/10, come modificato dal D.Lgs. 90/2017 il quale ultimo, attuando la IV Direttiva Antiriciclaggio dell’Unione Europea (Direttiva UE 2015/859), ha introdotto nel nostro sistema il concetto di “valuta virtuale” e quello di “prestatore di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale“.
Ulteriori modifiche introdotte dallo stesso D.Lgs. 90/2017 riguardano il D.Lgs. 231/2007, relativo alle attività di prevenzione antiriciclaggio.
In tale ultimo decreto è previsto l’assoggettamento alla normativa in tema di antiriciclaggio dei prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale: “limitatamente allo svolgimento dell’attività di conversione di valute virtuali da ovvero in valute aventi corso forzoso.” (art. 3 co. 5 lett. i del D.Lgs. 231/07).
Tale normativa a nostro avviso impone continuità di approccio anche con riguardo all’attuazione dell’art. 17 bis co. 8 ter D.Lgs. 141/10, tanto più che tale articolo prevede appunto l’inserimento dei prestatori di servizi in valuta virtuale in un’apposita sezione speciale del registro tenuto dall’Organismo degli Agenti e dei Mediatori che raccoglie tutti i soggetti autorizzati ad esercitare l’attività di cambiavalute.
Appare forzoso ed ingiustificato introdurre in tale albo soggetti che, di fatto, non esercitano alcuna attività di “cambiavalute virtuali” ma si limitano ad attività, pur professionale, di gestione o consulenza con riferimento a tali asset digitali.

Poco felice è -a sommesso avviso di chi scrive- il richiamo, da parte dell’art. 17 bis del D.Lgs. 141/10, alla definizione di prestatori di servizi in valuta virtuale contenuta nell’art. 1 lett. ff) del D.Lgs. 231/07 (di fatto non richiamata nella sua interezza in alcun articolo dello stesso D.Lgs. 231/07), più corretto sarebbe stato invece un richiamo all’art. 3 co. 5 lett. i del medesimo D.Lgs. 231/07 (che opportunamente limita i suoi effetti all’attività dei c.d. “cambiavalute virtuali”), anche vista la tipologia di normativa richiamata (il D.Lgs. 141/10 norma proprio l’attività di cambiavalute, quale senso ha assoggettarvi tutti i prestatori di servizi in valuta virtuale e non invece solamente quelli che esercitano appunto attività di “cambiavalute virtuali”?).
Tale richiamo, a parere di chi scrive, mal si coordina quindi con il D.Lgs. 141/10 e va superato in via interpretativa.
L’occasione è proprio quella del DM in bozza, nel quale però, in senso diametralmente opposto, si persegue un ulteriore allargamento del novero dei soggetti coinvolti nella fase di “censimento” iniziale.
Desta preoccupazione infatti il rilievo dell’assoggettamento a tali operazioni di tutti “gli operatori commerciali che accettano le valute virtuali quale corrispettivo di qualsivoglia prestazione avente ad oggetto beni, servizi o altre utilità“ (art. 2 co. 2 DM), estensione che non trova, a parere di chi scrive, alcuna ragione nella normativa di riferimento, specie tenendo conto che si tratta di un adempimento obbligatorio.
La disposizione è ancor più pericolosa se si pensa che stiamo parlando di un settore povero di definizioni e che quindi una normativa di questo tipo, senza un opportuno ed esplicito scrimine fra i soggetti tenuti al censimento ma non considerabili prestatori di servizi in valuta virtuale e i soggetti che invece, anch’essi tenuti al censimento, sono anche veri e propri prestatori di servizi in tali valute, potrebbe dare adito ad interpretazioni distorsive da parte delle Autorità di controllo e/o della giurisprudenza.
Del resto è illogico affermare che gli operatori commerciali che accettano valute virtuali come forma di pagamento sono dei “prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valute virtuali”. Sarebbe come affermare che chi accetta pagamenti con bancomat è un istituto di credito.
Si pensi poi al caso in cui un intermediario o un canale di vendita dovessero accettare una forma di pagamento in valuta virtuale (es. Paypal o Amazon), questo comporterebbe un onere di “censire” da un giorno all’altro tutti i soggetti che utilizzano tali sistemi?
Ci si augura quindi che il percorso di consultazione del decreto consenta di ridimensionare la portata del censimento, facendo cadere quel velo di pregiudizio che sembra indirizzare l’operato del governo, non è pensabile infatti che il semplice “utente” pur professionale dei servizi in valuta virtuale venga coinvolto in un censimento ed in un successivo potenziale inserimento in una sezione speciale del registro dei cambiavalute.

Ci si augura inoltre che questo momento di riflessione consenta di limitare l’onere di iscrizione nella sezione speciale del registro tenuto dall’Organismo degli Agenti e dei Mediatori ai soli prestatori di servizi in valuta virtuale che svolgono attività di conversione di valute virtuali da ovvero in valute aventi corso forzoso.
Ragionare diversamente comporterebbe un’innaturale, difficilmente governabile e confusoria estensione della normativa in tema di cambiavalute a soggetti che cambiavalute di fatto non sono. Del resto, limitare l’onere di iscrizione nella sezione speciale istituita ai soli “cambiavalute virtuali” consentirebbe di individuare e professionalizzare la categoria, coordinando inoltre la disciplina di cui al D.Lgs. 141/10 con quella di cui al D.Lgs. 231/07.
Rimaniamo a disposizione e porgiamo molti cordiali saluti.

Avv. Riccardo Berti

Avv. Franco Zumerle

Avv. Mauro Mazzone

Avv. Daniele Zivelonghi

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